Testo e regia di Daniele Lamuraglia.
I Rom per motivi sociali, culturali e religiosi, non hanno mai avuto la necessità di "scrivere", prediligendo invece la trasmissione orale di padre in figlio per perpetuare la loro identità di generazione in generazione. Questa loro mancanza di documenti li ha resi incodificabili e imprevedibili, accrescendo la duplice pulsione di mistero e paura che da sempre hanno esercitato sulle popolazioni con le quali sono entrati in contatto. La loro storia, la loro vita, la loro cultura, non ci è giunta così raccontata che da occhi esterni, da coloro che sono stati spettatori del loro passaggio.
Da una parte la letteratura, da quella russa a quella spagnola, si è prodigata ad alimentare la figura affascinante dello "zingaro", come uno spirito libero errante, superbo artista in musiche e danze e dal cuore colmo di passione.
Dall'altra le cronache, dalla loro prima comparsa in Europa fino ad oggi, che hanno sempre additato alla loro diversità come un germe maligno pericoloso e contagioso per la nostra società, alimentando una serie di pregiudizi sul loro modo di vivere, spesso infondati, i cui echi permangono ancora oggi.
In mezzo la loro vita reale, fatta anche delle pareti di plastica dei container abbellite da fiorellini finti, di famiglie numerose con fratelli e figli da sfamare, di sbarchi clandestini alla ricerca di un'esistenza migliore, di lavoro...
Con Zingarità , noi gagé (i non Rom), mettiamo in scena la visione contraddittoria che abbiamo sempre avuto di loro, rivolgendoci poi a noi stessi, cercando d?indagare nel profondo su quanto ci sia di zingaresco nella nostra attuale civiltà, nella sua nuova etica, nei costumi, nelle usanze, a partire dal sentimento cardine della vita dell'uomo: l'amore.
Vivere liberi del legame, oppure dal legame?
Il rapporto tra libertà e legame è una questione cruciale della nostra società occidentale.
Mai come ora è sentita l?esigenza della libertà individuale, e si realizza la possibilità di muoversi, spostarsi, agire, in totale autonomia. Questo però ha il contro altare di mettere in crisi ogni tipo di legame, da quello familiare a quello amicale, e di lasciarci spesso poi la sensazione di girare su noi stessi, andando solo ad incontrare la superficie delle cose.
Nella tradizione zingara o gitana, si giunge all'estremo. Al possente desiderio della libertà può opporsi solo la morte: oltre la libertà, per possederti, per fermarti , legarti solo per sempre, ti uccido. Il viaggio può finire solo con la lama di un coltello. è sempre dalle situazioni al limite, che è possibile osservare meglio un paesaggio.
Il gioco è esplicito: quattro attori, con l'aiuto
del "Destino" (immancabile protagonista quando si parla
di Rom...), vestiranno i panni di due coppie zingare
presenti in due racconti della letteratura russa. Aleko
e Zemfira sono i protagonisti di Makar Ciudra di Maksim
Gorki. Makar Ciudra è il vecchio zingaro che
racconta la storia d'amore fra la bella Zemfira e il
giovane Aleko, che travolto dal fascino della zingara
abbandona la sua città e la sua gente per legarsi
totalmente all'amata. Lo spirito libero della donna
resterà presto soffocato da questo legame tanto
stretto che non le è connaturato e andrà
a riprendersi la sua libertà nel tradimento con un
giovane zingaro. Aleko incapace di sopportare questo, metterà
una tragica fine alla storia con l'aiuto di un coltello.
Un'altra lama porterà a conclusione la storia di
Loiko e Radda, protagonisti de Gli zingari di Puskin.
E' ancora un vecchio (simbolo della trasmissione orale),
che ci racconta lo scontro fra questi cuori ribelli della
steppa. Il bel violinista Loiko, innamorato unicamente
della sua libertà cade vittima dell'indomabile
Radda. Ella sarà disposta ad amarlo solo se lui
rinuncerà per sempre alla cosa che gli è
più cara, la libertà, per legarsi
indissolubilmente a lei. Pazzo di dolore per una
richiesta tanto alta e per il forte sentimento d'amore
provato, Loiko porrà violentemente fine alle loro esistenze.
Nel nostro spettacolo il filo del destino delle due coppie si intreccia e si interrompe ripetutamente. Ad irrompere prepotentemente saranno sia squarci di vita quotidiana e di vita reale, dimenticati dalla letteratura e che faranno da contro altare al lato romantico svelando qualcosa di nuovo, sia l'orchestrina di musicisti, occhi esterni, occhi occidentali, che oltre a dare il ritmo agli eventi e sospingere le storie, saranno sguardi lucidi e taglienti su noi stessi e il nostro
Daniele Lamuraglia