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Aborto clandestino

sabato 12 aprile 2008

Giovanna Bartolozzi nel 1965 subì un aborto clandestino. Il testo del racconto, scritto in prima persona da Giovanna, è letto da Maria Pia Passigli. Il video si trova in ABORTO CLANDESTINO Questo il testo del racconto/lettura: Nel 1965 ero sposata da 6 anni e avevo 2 figli, iI secondo non era stato voluto, era stato concepito affidandosi al metodo Ogino-Knaus, dal nome di due ginecologi secondo i quali, per evitare gravidanze indesiderate bastava contare i giorni del ciclo e farlo solo in certi momenti del mese. Come si vede non era un metodo molto attendibile. Accettammo comunque di buon grado questa nuova gravidanza ma tirare su due figli non era facile. Ci rendemmo conto che, anche se non ci piaceva, dovevamo affrontare il problema con il preservativo, e così facemmo. Passarono alcuni mesi, sfortunatamente una volta ci accorgemmo che il preservativo si era rotto. Mi prese una grande inquietudine, mio marito cercava di sdrammatizzare. Passarono i giorni e il mestruo non arrivava, il secondo mese ero certa di essere incinta. Non potevamo tenere anche questo figlio e si decise che dovevo abortire, non avendo denari per affidarci a un medico compiacente si dovette ricorrere a una ostetrica senza scrupoli, ci informammo con cautela, la cosa non era facile, si rischiava l’arresto, tutto era fatto in sordina, non ci rendevamo conto dei rischi che potevo correre e che sarei potuta morire. Ci dettero il nome di un’ostetrica compiacente che sarebbe venuta in casa e fissammo il giorno. Quella che vi leggerò è la testimonianza scritta un anno dopo l’aborto clandestino. Ho la scena impressa dentro di me, rivedo il tavolo di cucina coperto da un telo bianco, la donna che chiacchierando del più e del meno fa bollire dell’acqua con scaglie di sapone dentro, mentre l’acqua si raffredda, mi racconta la sua squallida vita, aveva fatto non so quanti aborti, anche a se stessa, nel frattempo mi dice di sdraiarmi sul tavolo a gambe divaricate, introduce una cannula con una grande pera di gomma che spinge con forza su per la vagina, inizia a iniettarmi l’acqua saponosa, ogni tanto deve riempirla e di nuovo su, il cuore mi batte a mille, guardo in alto e vedo gli alberi dalla finestra. Comincio a sentire tanto dolore, mi dice di stare zitta e mi dà un fazzoletto da stringere tra i denti, continua così non so per quanto tempo, sento le lacrime che scorrono ai lati del viso. Mi faccio forza. Finisce. Mentre mi vesto mi raccomanda il silenzio, se dovesse succedere un’emorragia devo correre in ospedale con una scusa qualsiasi, non coinvolgerla in nessun modo e se ne va. Rimetto a posto la cucina. Sono stordita. Ho il corpo dolorante. Vado in camera, mi distendo sul letto, sono piena di paura. Sono sola, mio marito ha portato i bimbi da sua madre però ancora non è tornato, il mio corpo comincia ad avere dolori sempre più forti, ho freddo, passano le ore e lui non è tornato, un dolore più forte mi spinge in bagno, mi siedo sul bidè e vedo uscire un grumo rosso e tanto sangue, mi tampono e vado sul letto esausta, il sangue continua a scorrere, sono sempre sola. Dopo un po’ sento la porta aprirsi e lui entra, mi guarda e non dice niente. Lo stress mi fa ammalare, sono depressa e non ho nessuno per sfogarmi. Giovanna Bartolozzi

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