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Se Grillo non sa parlare non è colpa mia (in risposta al suo post di oggi)

domenica 18 agosto 2013

Caro Grillo, ti scrivo. Lo faccio perché ho letto il tuo post di oggi e fra la critica e il silenzio ho deciso di scegliere la prima. Non userò parole come "vaffanculo", "nano", "frocio" e "zombie", ma spero che ci potremo intendere lo stesso.
Caro Grillo, confermo quello che già pensi. Io non sono come tu mi vorresti, non uso il turpiloquio per mandare messaggi politici, non attacco le minoranze per strappare un sorriso, non mi faccio scrivere i post da Casaleggio, penso che la differenza fra destra e sinistra ci sia eccome, non gioco a confondere l'opinione pubblica confondendo il PD con la sinistra, amo la partecipazione che non sia genuflessione e poi sì, rispetto il ruolo dei capi, ma se qualcuno dice cento volte "uno vale uno" e poi mi accorgo che quell'uno che lo urla vale più di tutti quegli altri "uno" che lo ascoltano sono capace di rimarcarlo in un post. E tu sai di cosa parlo, vecchio volpone!

Caro Grillo, non mi hai sorpreso. Hai passato anni ad alzare il tiro. Dal "picchiare i marocchini" passando per "l'aids non esiste". Ne hai dette tante e qualcuna l'hai pure azzeccata, come la lotta contro i privilegi e l'acqua bene comune. Ma non gasarti troppo, succede anche a chi gioca alla roulette di azzeccarci, qualche volta, quello che conta è l'idea che ci sta dietro. Significa che se per fare soldi uno decide di giocare alla roulette è un demente, e se per raccogliere voti uno decide di cavalcare gli istinti dimmi tu cos'è.

Caro Grillo, dicevo che non mi hai sorpreso. Hai alzato costantemente il tiro per anni giocando alla vittima. All'accerchiato. Al tutti contro di noi. Al bene contro il male. E oggi, in quest'ultimo post che scrivi (o che scrive Gianroberto), fai più o meno la stessa cosa. Ti lamenti di non poter più parlare ("Non possiamo più parlare" è addirittura l'incipit del tuo post),quando tu per primo, negli ultimi anni, hai storto il linguaggio abusandone in volgarità. E poi di seguito all'articolo ti scagli contro il "politically correct" senza spiegare cos'è. Per l'appunto a un mese dagli "orango" scagliati verso la ministra Kyenge, mi permetto di dirtelo perché visto che il tuo elettorato viene per un terzo dalla Lega nord non posso credere che tu non ci abbia pensato, vecchio volpone due volte!

Comunque, caro Beppe, per me vali zero. Detto da amico. Tu avresti usato l'espressione "non vali un cazzo" ma spero tu mi abbia capito anche se ho usato un gergo differente. Comunque se non hai capito scrivimi, io di solito cerco di rispondere a tutti e non censuro i commenti al sito. Io. Ma torniamo invece a noi: caro Grillo, ho letto quello che hai scritto oggi nel tuo post: "L'omosessuale pensa forse che gli altri lo amino di più, o lo odino di meno, perché viene chiamato "gay"? L'unico vantaggio è che i teppisti che una volta pestavano i froci adesso pestano i gay". E poi, coraggioso come un don Abbondio, usi la citazione virgolettata di Robert Hughes.
Oh, Beppe, sai che impressione che mi fa, il sapere che hai letto la "Cultura del piagnisteo" (o che l'ha letta Gianroberto)? Zero. A me quello che impressiona è un altro fatto: a te interessano i voti degli omofobi. Questo sì che mi impressiona. Io invece preferisco il sorriso di un paese capace di allargare i diritti dei gay, cioè di tutti, perché anche se non tutti sono gay quando si parla di diritti la parte è uguale al tutto, e dove la matematica scrive "minoranza" l'amore scrive amore uguale spiccicato, e perciò la questione è di tutti anche se qualcuno cerca di farlo passare come un affare per pochi.

Caro Beppe, mi fermo qua. Anzi no, te ne dico altre quattro e poi ti saluto senza convenevoli e ci si vede presto. Tra l'altro, se capiti da queste parti, chiamami pure. Io abito a Firenze, a te so che posso beccarti fra Genova e Porto Cervo (ho visto le foto, stai bene abbronzato). Ecco le altre quattro cose che ormai ho promesso di dirti, partendo da quattro tue frasi:
1) "Non ci sono più ciechi e sordi, ma non vedenti e deboli di udito". Sbagliato. Se avessi frequentato una qualsiasi associazione sapresti che tutti preferiscono la dizione "cieco" e "sordo" rispetto a "non vedente" o "non udente". Cioè il contrario di quello che dici. Se ti interessa sapere il perché informati in rete.
2) "Un immigrato clandestino è un rifugiato alla luce del sole". Sbagliato. "Clandestino" è una dizione generale e usata prevalentemente con una connotazione negativa, quasi sempre anche per intendere proprio i rifugiati, di cui parla invece l'articolo 10 comma 3 della Costituzione italiana. Anche questa cosa chiamata Costituzione la trovi online.
3) "Mentre parli devi continuamente e seriamente valutare se ogni parola che stai per pronunciare può urtare la sensibilità di qualcuno: un gruppo religioso, un'istituzione, una comunità, un'inclinazione sessuale, un'infermità, un popolo". Su questo sono d'accordo, ma tu l'hai scritto come se questo fosse un problema, perciò non sono più d'accordo. O in altre parole: sono d'accordo con l'opposto di quello che dici.
4) "Per non avere problemi devi limitarti ai saluti "Buongiorno e non mi faccia dire altro". La battuta funziona ma non è reale. Per evitare i problemi bisogna risolverli, è più difficile da capire e non fa ridere, ma è l'unica soluzione.

Caro Beppe, per concludere il problema non è che oggi non si può più dire quello che si pensa, il problema è che qualcuno pensa delle cose che farebbe meglio a stare zitto. Pensaci.
Ciao ciao,
Saverio

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