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La storia (bellissima) di un ragazzo che ha smesso di odiare

venerdì 11 novembre 2016

Io quando l'ho letta mi sono commosso, perché non è solo una bella lettera, ma è anche il senso del mio lavoro e vorrei dire il senso stesso della mia vita. 

Caro Saverio, è da veramente tanto tempo che volevo scriverti. Quasi un anno. Non ho mai trovato il coraggio di mettermi al computer a buttare giù due parole. Che poi non saranno due, ma probabilmente paginate intere. Forse anche di più. Ma partiamo dall'inizio: io ero un fascista. Non un fascista di quelli che vanno per le periferie a picchiare i neri oppure fanno azioni concrete; ero un fascista di quelli che lo sono e basta. Così tanto che a 18 anni entrai nel giro del "fascismo bene" della città di XXXX, quello che non si poteva dire "siamo fascisti" in pubblico ma in privato c'erano solo duce e saluti romani e strette del legionario quando ci si incontrava. Là dentro era pieno di ragazzi come me. Ragazzi colti, intelligenti, con una fredda morale e una fredda logica da portare a sostegno delle proprie idee, che tre/quattro anni fa erano anche le mie idee. Ragazzi che erano tutto fuorché persone cattive. Anzi. Noi volevamo cambiare l'Italia e il mondo, noi ci sentivamo le forze del bene! A 18 è normale pensarla così, non credi Saverio? Mi ricordo le manifestazioni, mi ricordo quando arrivavano i parlamentari. Mi ricordo ancora le pizze consegnate per comprarmi un completo quando avrei dovuto parlare al cospetto di queste figure in nome della gioventù XXXX. Per due anni è stato così. Per due anni io ci ho creduto. Davvero. Ho creduto di far parte della razza superiore, ho creduto di essere meglio di tante persone per il colore della mia pelle, perché ho avuto la fortuna di essere stato partorito di qua e non di là. Poi qualcosa è cambiato. Una sera, un litigio furibondo. Una sede messa a soqquadro, sedie lanciate, e la gioventù, quelli che erano diventati miei amici per la pelle, uscire da quella stanza sbattendo una porta. Ci eravamo rotti, per così dire, per utilizzare un eufemismo. Inutile dire che una volta usciti da quella stanza e da quel partito, ci siamo persi di vista. Ho capito in primis che i miei amici erano altri, Saverio. Oggi da quella sera sono passati 2 anni. C'è stata una lista civica in mezzo, fatta con uno dei fuoriusciti per la mia città, ma è stata un'esperienza da poco. Da quella sera qualcosa dentro di me è cambiato. Qualcosa di quello che pensavo, qualcosa di quello che provavo. E da qualcosa è diventato tutto. Mi sono sentito libero, non più schiavo di un'idea, e ho iniziato a maturare le mie, di idee. Di quegli anni io conservo ancora un ricordo agrodolce, un ricordo nitido. Mi ricordo quando andavamo in piazza, quando cantavamo l'inno, quando intonavamo gli inni della musica alternativa.
Ma, Saverio, sai a guardarmi indietro ora cosa ricordo più di ogni altra cosa? La paura, la rabbia e il dolore. La frustrazione che mi sentivo addosso e sfogavo odiando quelli uguali a me ma meno fortunati. E oggi, che quella frustrazione addosso non ce l'ho più, quella sensazione che una volta mi faceva desiderare il male a un ragazzo di colore o a uno che non la pensava come me non riesco nemmeno più a ricordarla. Non vedo più le razze, vedo le persone. Vedo gli esseri umani. E quando cammino per strada mi sento parte di questo mondo, mi sento in pace con me stesso.

Saverio, io ti devo chiedere scusa. E devo chiedere scusa soprattutto alle tue bambine. Perché in quei due anni ho detto e augurato cose davvero molto brutte al loro papà, cose che non si meritava. Tu sei stato una costante nella mia vita: i tuoi video li ho sempre guardati. Anche quando respingevo un parcheggiatore abusivo che aveva fame con un saluto romano. In un qualche modo avevi sempre smosso la mia coscienza, anche se all'epoca non me ne rendevo conto. Li guardavo e basta, poi commentavo con insulti. Quando ripenso a certe cose che ho fatto non riesco a capire come abbia potuto farle, e me ne vergogno profondamente. Ma oggi sono una persona diversa. E' scomparso l'odio, e sono scomparse anche quelle idee. E quando rivedo un mio amico, che una volta chiamavo camerata, e invece di stringermi la mano o darmi il cinque mi fa la stretta del legionario, io sorrido. Sorrido per tanti motivi. Perché gli voglio bene come prima cosa; perché abbiamo fatto un pezzo di strada insieme; perché quello che pensa mi fa sorridere, e soprattutto perché so che un giorno anche lui aprirà gli occhi.
Se si vive nel mondo, si hanno contatti con gli altri e non si hanno interessi in quell'ambito, non si può morire fascisti, Saverio. Mio nonno me l'ha sempre detto. E mio nonno aveva ragione. Scusami ancora per tutto quello che ho detto sul tuo conto, per tutte le volte che ho parlato male di te agli altri, per tutto il male che ti ho augurato. Ero troppo coglione per comprendere il tuo lavoro e le tue posizioni.
Se mai dovessi passare per XXXX fammi un fischio che ti offro un caffè :)
buona serata!

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