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Georgofili, una via una strage

Copertina del libro

È il racconto, dettagliato e terribile, della strage di via dei Georgofili, inquadrata nelle sette stragi del '93 e del '94, successive agli omicidi di Falcone e Borsellino.
E dunque le bombe, la mafia, i processi, i colletti bianchi, i colpevoli in carcere e quelli ancora a volto coperto, le ipotesi e la ricerca della verità.

Il merito, la missione, lo scopo di questo testo teatrale, l’autore Saverio Tommasi lo dichiara apertamente. È la “fatica del ricordo”, la fatica - aggiungo io - del trasformare la memoria in futuro, la fatica di farla diventare qualcosa che ci appartiene, patrimonio che ci accomuna per cui lottare e pretendere che venga fatta piena luce e giustizia. Ancora, la fatica di “collegare, mettere insieme fatti e dati – scrive ancora Tommasi nelle prime pagine – Di non permettere di farci addormentare dall’occulta gestione del ricordo che passa dalla tanta disinformazione, dalle ricostruzioni parziali, mezze verità, grandi bugie”. La verità mancata su cui si indaga e che si tenta in qualche modo di Georgofili, una via una strage ricostruire mettendo insieme “fatti e dati”, è quella della strage di via dei Georgofili del 27 maggio 1993. Ma già il titolo “Georgofili, una via una strage”, suggerisce le tante altre vie, le tante altre stragi italiane degli anni ’90. Stragi che Tommasi ripercorre velocemente e in maniera schietta, tracciando l’unico filo che accomuna luoghi e date diverse del nostro Paese: la mancata verità sui mandanti. Così “Georgofili, una via una strage”, è al tempo stesso “Via d’Amelio, una via una strage”. È Capaci, è Piazza Fontana, è via Fauro (Roma), Piazza San Giovanni… E’ una sequela di violenza su cui non è ancora stata fatta verità piena e sulla quale in testimonianze e processi oltre alla mafia si sono affacciati in questi anni massoneria, pezzi deviati dello Stato, gruppi terroristici di destra, Br. Affacciati e poi scomparsi. Sempre, Prefazione per anni e anni. Una sorta di maledizione che si ripete lungo il ‘900 “da Portella delle Ginestre alla stazione di Bologna a Genova, Milano, Roma, Brescia etc. etc”, per dirla ancora con Tommasi. In uno stile accattivante, raccogliendo testimonianze, stralci processuali e articoli di giornale, Tommasi ricostruisce e consegna agli spettatori un’Italia piena di misteri: dal papello dei boss -ricevuto, secondo le rivelazioni dei pentiti, da 39 parlamentari ma che nessun esponente politico ha mai confermato neppure di avere intravisto - alla scomparsa dell’Agenda rossa di Paolo Borsellino, alle stragi preparate e fallite, all’ipotesi del colpo di Stato per istituire in Italia un regime dittatoriale o, come disse Pietro Mannoia “di separare la Sicilia dall’Italia, creando uno Stato indipendente”. La voce narrante di “Georgofili, una Georgofili, una via una strage via una strage”, mixa sagacia ed ironia e consegna agli spettatori indizi e passaggi cruciali dell’inchiesta e del lavoro del magistrato che l’ha condotta, Gabriele Chelazzi. Ma consegna a tutti anche un compito. Quello di mantenere alta la tensione e pretendere le verità nascoste che hanno seppellito la Prima Repubblica e sulle quali è nata la Seconda Repubblica italiana. Per chiudere le tante ferite del nostro Paese. E potere iniziare veramente a costruire futuro.

Prefazione di Rita Borsellino

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