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Racconti di gente giusta

Copertina del libro

Appunti partigiani, taccuini di guerra. Racconti di gente giusta raccoglie storie di militanza civile e morale della seconda guerra mondiale. L'attore è in piedi accanto a una sedia di legno quasi sfondata, in terra due torce e una lampada a olio. Intorno fascine di legno. L'attore è solo, l'attore è sempre solo.

I Partigiani d’Italia hanno sempre creduto nel futuro e nella possibilità di un riscatto democratico e solidale per il nostro Paese. Ideali coltivati durante gli inverni durissimi e le estati aride dei venti mesi della Lotta di Liberazione dal nazifascismo. Valori che hanno poi trovato forma e sostanza nella Costituzione repubblicana grazie al sacrificio di un intero popolo del quale oggi, sempre più spesso, si tenta di calpestare la dignità ritrovata offendendo la memoria della Resistenza e dei suoi protagonisti. Rievocare in palcoscenico le tragedie che hanno insanguinato l’Italia diviene così sinonimo di impegno civile. L’episodio narrato da Saverio Tommasi in Racconti di gente giusta, per esempio, è un evento a lieto fine perché a San Giorgio a Colonica si salvarono dalla Prefazione furia tedesca e delle camicie nere donne, vecchi e bambini ma andò altrimenti a Sant’Anna di Stazzema, a Marzabotto, alle Fosse Ardeatine e nelle centinaia di eccidi perpetrati dal Sud al Nord Italia, stragi di massa elette a strategia di guerra per annientare i civili. Persone semplici che chiedevano solo pace e serenità, di tornare a casa dalle proprie famiglie e riprendere a coltivare le campagne. A decenni di distanza sono pochi i responsabili che hanno dovuto rispondere alla giustizia ma questa è, come suole dire, un’altra storia. In questa occasione, mi preme invece sottolineare la promessa rappresentata dai tanti giovani che si sono iscritti, numerosi, alla nostra Associazione e ai quali noi anziani combattenti della libertà passiamo ora il testimone. L’invito che rivolgiamo alle nuove Racconti di gente giusta generazioni è dunque di arricchire e difendere la preziosa democratica memoria dell’antifascismo perché quando a imporsi sono dittatura, violenza e crudeltà non ci sono vincitori né vinti, siamo tutti perdenti.

Prefazione di Tino Casali (presidente nazionale ANPI)

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