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Il 25 luglio 1944 s'era a San Giorgio

Questo è uno spettacolo a occasione, scritto e interpretato da Saverio Tommasi sotto forma di spettacolo di teatro civile di parola e narrazione.

Lo spettacolo è nato durante un lungo e articolato progetto di ricerca e documentazione sul territorio a sud di Prato.

Saverio Tommasi, con il sostegno della splendida Circoscrizione Sud di Prato, ha effettuato una serie di incontri con gli abitanti più anziani del territorio al fine di ricostruire storie e racconti della seconda guerra mondiale direttamente dalla voce dei protagonisti. Le interviste e i racconti, da cui è poi nato un video documentativo, si sono sviluppati in particolare attorno al 23, 24 e 25 luglio 1944, quando il territorio di S. Giorgio a Colonica (PO), visse una delle storie più angoscianti di tutta la seconda guerra mondiale.
Lo scopo dello spettacolo Il 25 luglio 1944 s'era a S. Giorgio è stato quello di raccontare, in forma teatrale e partecipata, non solo la Storia (con la "S" maiuscola), ma anche le tante piccole storie che hanno contribuito, specie in un piccolo paese di provincia quale S. Giorgio a Colonica, a formare la memoria collettiva di un luogo e dei suoi abitanti.

Da questo spettacolo, nella cui parte iniziale riprende "Banditi!", è stato tratto, con alcune importanti modifiche e aggiunte, il successivo Racconti di gente giusta.

È la storia di due operai (uno di fonderia), due contadini, due tessitori, un medico condotto e un napoletano trapiantato a S.Giorgio dopo il matrimonio; ed è anche la storia di un ragazzo di sedici anni (che oggi è un bambino di 79) e di un soldato italiano il cui nome non si conosce perché quando lo catturarono gli chiesero: "Chi sei?" E lui rispose: "Soldato italiano" (e come si dice dalle nostre parti "mise il muso"). Catturati e imprigionati per tre giorni in un magazzino di bare; a ognuno prendono le misure e indicano la bara: "Tu in questa, tu in quest'altra, tu perfetto per quella là". Ognuno scrive il proprio nome sul coperchio; li fanno sdraiare dentro le casse (vivi ma a loro pareva d'essere morti) e chiudono; arriva la notte e a tutti: buonanotte!

Tratto dallo spettacolo

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