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La mafia (non) è uno spettacolo

Questo è uno spettacolo di teatro civile di parola e narrazione.

Una narrazione teatrale scritta a quattro mani da Piero Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia scomparso pochi mesi fa, e Saverio Tommasi, attore e videomaker. Nel testo si racconta di picciotti e riti di iniziazione. Si interpretano i codici d'onore. I boss. Falcone e Borsellino. Come la mafia è entrata in Borsa, come si infila nelle aziende sane e come riesce a diventarne proprietaria. Come la mafia circuisce, plagia e accarezza i giovani e giovanissimi, sfruttando la disoccupazione, la paura e l'incertezza del futuro, con lo scopo di arruolarli. E come spesso ci riesce. E quando si è in Famiglia, uscirne è difficile. Difficilissimo. E molte volte, quando si prova a farlo, se ne esce solo "con il sangue". Saverio Tommasi interpreta i personaggi, dà loro voce al ritmo delle musiche di Martina Dainelli, che lo accompagna dal vivo in scena. Si ride pure, durante lo spettacolo. Perché i mafiosi, a guardarli bene, fanno pure ridere. Sì, perché sono ridicoli. Pericolosi, ma ridicoli. Insomma, quella "montagna di merda", come diceva Peppino Impastato, ha pure i suoi lati comici. Grotteschi. Orribili.

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