x

Storie clandestine

Questo è uno spettacolo di teatro civile di parola e narrazione.

Il fine dei CIE - Centri di Identificazione ed Espulsione (ex CPT, Centri di permanenza temporanea) - è identificare gli stranieri intercettati sul territorio italiano privi di regolare permesso di soggiorno in vista del rimpatrio.
Il risultato sono persone immigrate rinchiuse nelle gabbie di Lampedusa, Trapani, Torino o nell'ex via Corelli a Milano - nei quasi venti centri presenti sul territorio nazionale - persone private dei più elementari diritti a causa di un'istituzione totalizzante com'è quella del Cpt.

Troppo spesso gli immigrati sono considerati, anche nel nostro paese, numeri buoni per statistiche televisive, quando non proprio ignorati. Persone la cui speranza di permanenza nel nostro paese è legata al possesso di un contratto di lavoro: gli "utili" possono rimanere, gli altri diventano clandestini, inutili ingombri da espellere prima possibile.

Lo scopo dello spettacolo è raccontare - attraverso le parole del protagonista: Alì Mohammed Assad - le vicissitudini e i soprusi cui sono costretti gli extracomunitari nei loro viaggi di migrazione.
Alì Mohammed Assad non esiste nella realtà, ma esistono le sue storie, tratte dalla documentazione ufficiale esistente, qui solo riadattate in chiave teatrale.

Storie clandestine rappresenta una sintesi drammatica della vasta problematica connessa al tema dell'immigrazione: vicende e situazioni che fanno emergere - con spregiudicata chiarezza sorretta da rigorosa documentazione - la distanza che intercorre fra le dichiarazioni di principio e gli attestati di solidarietà nei momenti più tragici, alle quotidiane esperienze cui invece gli immigrati sono costretti a sottostare.

Il rigore dello spettacolo non impedisce l'emergere di aspetti ironici e di intensi momenti di graffiante comicità.
Si ride, anche se la risata è amara e non liberatoria. Si pensa, assistendo a una vera rappresentazione di teatro civile di parola.

Uno spettacolo concepito non per fornire soluzioni, ma instillare dubbi.

Un teatro povero, che utilizza pochi accorgimenti tecnici e oggetti scenografici principalmente di uso comune.

Un teatro che parla di persone, un teatro popolare perché fatto per il popolo, cioè per tutti.

Il testo è stato pubblicato nell'omonimo libro "Storie clandestine" con la prefazione di Mercedes Frias.

Galleria

Video

TORNA SU
Il sito è stato realizzato da Delta Digital