Mr. Nader, da circa 40 anni lei si batte per le categorie più vulnerabili
negli Stati Uniti: può dirci se è vero che l'America sta diventando un paese
sempre più povero?
Secondo lo stesso Bureau of Statistics, ci sono almeno 35 milioni di cittadini costretti
a vivere nell'indigenza, mentre almeno altrettanti non superano la cosiddetta
"soglia di povertà". È un dato del Ministero del Lavoro americano che dimostra
quanto sia necessario rivedere le politiche salariali e ricomporre lo stato sociale.
In Europa, la gente ritiene che Bush e Cheney
abbiano interpretato a loro modo il ruolo istituzionale di
presidente e vice presidente. È vero che l'amministrazione
Bush ha fatto perdere molte libertà ai
cittadini degli Stati Uniti, un tempo considerati i più liberi del mondo?
Con la scusa di combattere il terrorismo, l'attuale governo sta costringendo la
gente a vivere praticamente sotto assedio e i cittadini di origine araba sono
controllati giorno e notte. Dobbiamo revocare al più presto il
Patriot Act che consente persino la carcerazione
di cittadini che non hanno commesso alcun reato, ma non sarà una
cosa facile. L'America è attualmente nelle mani di una lobby
composta da personaggi corrotti, primo fra tutti George W. Bush.
Ho fatto pervenire una mia lettera personale alla House of Representatives, dove ho
formalmente chiesto l'apertura di un'inchiesta sull'operato del presidente.
George Bush deve rispondere delle sue azioni e, se riconosciuto colpevole di
tradimento, deve essere comparire davanti al Grand Giurì per essere incriminato.
Ho suggerito l'ipotesi dell'impeachment che, se riconosciuta valida, non consentirà
neppure appelli alla Corte Suprema. Ho anche indicato i rapporti intercorsi tra
Bush e Saddam Hussein, improntati alla piena cordialità sino a quando questo ha
fatto comodo a Bush. L'America ha sempre appoggiato i dittatori più brutali e
Bush dovrebbe deporre pubblicamente per spiegare come mai abbia ritenuto giusto
accanirsi solo sul dittatore di un paese ricco di petrolio.
Non molto tempo fa lei ha incontrato il candidato alla presidenza del
Partito Democratico John Kerry, che molti ritengono un gentiluomo.
Nonostante la buona fama, Kerry ha pur sempre appoggiato l'intervento militare in Iraq
e la legge del Patriot Act e viene spontaneo domandarle:
esiste veramente una differenza tra Bush e Kerry?
Infatti, ci sono più somiglianze che differenze, a parte una maggiore onestà
intellettuale di John Kerry per quanto riguarda alcuni temi sociali e culturali.
La presenza di George Bush a Roma, lo scorso 4 giugno, ha dato
luogo a molte proteste ma anche quando si è recato in Francia e in
Germania, Bush è stato accusato di aver violato i Trattati Internazionali
sui Diritti Umani. Ovunque si rechi, George Bush riesce a creare
imbarazzo e disagio, cosa ne pensano gli americani?
Pensi che ho fatto la stessa domanda a George Bush in persona, invitandolo
a ricordarsi di quanti in America si lamentano dei limiti della sua
amministrazione. Il 13 maggio scorso , gli ho anche inviato una lettera
chiedendogli di riflettere sul male che sta facendo al suo paese. In un
passaggio di quella lettera, mi sono sentito in dovere di ricordargli le
torture imposte agli innocenti prigionieri di Abu Ghraib dai militari USA.
Varie organizzazioni umanitarie avevano già espresso la loro condanna nei
confronti del governo Bush e delle forze armate americane, che, senza quelle
foto, avrebbero tranquillamente continuato con la pratica della tortura.
Il generale Tombuga ha avuto il coraggio di definire "problema" il suicidio
di alcuni cittadini iracheni, che si sono suicidati per sfuggire alle
sevizie degli americani che li avevano catturati e arrestati. La Casa
Bianca ha ignorato per oltre un anno gli appelli della Croce Rossa Internazionale.
So per certo che George Bush era a conoscenza della tortura e l'ho invitato
ad ammetterlo pubblicamente. Nella lettera che gli ho inviato il 13 di maggio
scorso, ho espresso la mia perplessità davanti alle sue bugie. È molto grave
che un presidente faccia sistematicamente uso della menzogna e che ignori gli
appelli della Croce Rossa. Gli iracheni avrebbero certamente fatto volentieri
a meno dell'intervento americano ed è ora che le truppe tornino a casa.
Purtroppo, so che Bush ha tutte le intenzioni di usare l'Iraq per la
sua propaganda elettorale.
Mr. Nader: da tanti anni lei si oppone al dominio delle Multinazionali
sulla vita politica del suo paese: ha mai preso posizione contro l'industria militare,
che, per quanto mi risulta, è molto potente negli Stati Uniti?
Ho sempre contrastato ogni tipo di industria bellica, nel modo più assoluto. Sempre.
Veniamo ai problemi interni: 45 milioni di cittadini americani non
ricevono alcuna forma di assistenza medica: se lei andasse alla Casa Bianca,
s'impegnerebbe per una riforma della Sanità?
La sanità è sempre stata una delle mie priorità e me ne sono occupato per
anni nel senso più concreto.
Molti la considerano un intellettuale e spesso gli intellettuali
fanno parte di un mondo lontano dalle masse e dai bisogni più immediati dei
cittadini comuni: è così che osserva se stesso, come un intellettuale
incapace di comprendere le masse?
Assolutamente no: io sto con gli operai, con la gente che lavora in nero e
che spesso è costretta ad andare a dormire con lo stomaco vuoto e sto con
chi ha perso il lavoro e non riesce a trovarne un altro.
Un ultima domanda Mr. Nader: l'Europa ha già da tempo abolito
la pena di morte ovunque e le leggi europee vietano l'annessione di paesi che
mantengono la pena capitale: se sarà presidente, metterà fine
alle esecuzioni in America?
Io credo che la prima ingiustizia sia intanto che la pena di morte tocchi
soprattutto alle minoranze e ai poveri. Inoltre, un alto numero di innocenti
ha pagato con la vita per reati mai commessi. In termini molto concreti e
per prevenire le obiezioni dei cittadini ancora favorevoli alla pena di
morte, aggiungo di non considerarla un deterrente, ma solo un modo sbrigativo
di trattare il problema della criminalità, oltretutto assai più costoso del
carcere. Dal punto di vista morale, non si può "corrompere" la giustizia
di un paese mettendo a morte degli esseri umani e sono certamente a
favore di una moratoria.
Grazie Mr. Ralph Nader per l'intervista che ci ha concesso.
Fonte: Intervista a Ralph Nader, di Bianca Cerri
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