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Intervista a Ralph Nader

Mr. Nader, da circa 40 anni lei si batte per le categorie più vulnerabili negli Stati Uniti: può dirci se è vero che l'America sta diventando un paese sempre più povero?
Secondo lo stesso Bureau of Statistics, ci sono almeno 35 milioni di cittadini costretti a vivere nell'indigenza, mentre almeno altrettanti non superano la cosiddetta "soglia di povertà". È un dato del Ministero del Lavoro americano che dimostra quanto sia necessario rivedere le politiche salariali e ricomporre lo stato sociale.

In Europa, la gente ritiene che Bush e Cheney abbiano interpretato a loro modo il ruolo istituzionale di presidente e vice presidente. È vero che l'amministrazione Bush ha fatto perdere molte libertà ai cittadini degli Stati Uniti, un tempo considerati i più liberi del mondo?
Con la scusa di combattere il terrorismo, l'attuale governo sta costringendo la gente a vivere praticamente sotto assedio e i cittadini di origine araba sono controllati giorno e notte. Dobbiamo revocare al più presto il Patriot Act che consente persino la carcerazione di cittadini che non hanno commesso alcun reato, ma non sarà una cosa facile. L'America è attualmente nelle mani di una lobby composta da personaggi corrotti, primo fra tutti George W. Bush. Ho fatto pervenire una mia lettera personale alla House of Representatives, dove ho formalmente chiesto l'apertura di un'inchiesta sull'operato del presidente.

George Bush deve rispondere delle sue azioni e, se riconosciuto colpevole di tradimento, deve essere comparire davanti al Grand Giurì per essere incriminato. Ho suggerito l'ipotesi dell'impeachment che, se riconosciuta valida, non consentirà neppure appelli alla Corte Suprema. Ho anche indicato i rapporti intercorsi tra Bush e Saddam Hussein, improntati alla piena cordialità sino a quando questo ha fatto comodo a Bush. L'America ha sempre appoggiato i dittatori più brutali e Bush dovrebbe deporre pubblicamente per spiegare come mai abbia ritenuto giusto accanirsi solo sul dittatore di un paese ricco di petrolio.

Non molto tempo fa lei ha incontrato il candidato alla presidenza del Partito Democratico John Kerry, che molti ritengono un gentiluomo. Nonostante la buona fama, Kerry ha pur sempre appoggiato l'intervento militare in Iraq e la legge del Patriot Act e viene spontaneo domandarle: esiste veramente una differenza tra Bush e Kerry?
Infatti, ci sono più somiglianze che differenze, a parte una maggiore onestà intellettuale di John Kerry per quanto riguarda alcuni temi sociali e culturali.

La presenza di George Bush a Roma, lo scorso 4 giugno, ha dato luogo a molte proteste ma anche quando si è recato in Francia e in Germania, Bush è stato accusato di aver violato i Trattati Internazionali sui Diritti Umani. Ovunque si rechi, George Bush riesce a creare imbarazzo e disagio, cosa ne pensano gli americani?
Pensi che ho fatto la stessa domanda a George Bush in persona, invitandolo a ricordarsi di quanti in America si lamentano dei limiti della sua amministrazione. Il 13 maggio scorso , gli ho anche inviato una lettera chiedendogli di riflettere sul male che sta facendo al suo paese. In un passaggio di quella lettera, mi sono sentito in dovere di ricordargli le torture imposte agli innocenti prigionieri di Abu Ghraib dai militari USA.

Varie organizzazioni umanitarie avevano già espresso la loro condanna nei confronti del governo Bush e delle forze armate americane, che, senza quelle foto, avrebbero tranquillamente continuato con la pratica della tortura. Il generale Tombuga ha avuto il coraggio di definire "problema" il suicidio di alcuni cittadini iracheni, che si sono suicidati per sfuggire alle sevizie degli americani che li avevano catturati e arrestati. La Casa Bianca ha ignorato per oltre un anno gli appelli della Croce Rossa Internazionale.

So per certo che George Bush era a conoscenza della tortura e l'ho invitato ad ammetterlo pubblicamente. Nella lettera che gli ho inviato il 13 di maggio scorso, ho espresso la mia perplessità davanti alle sue bugie. È molto grave che un presidente faccia sistematicamente uso della menzogna e che ignori gli appelli della Croce Rossa. Gli iracheni avrebbero certamente fatto volentieri a meno dell'intervento americano ed è ora che le truppe tornino a casa. Purtroppo, so che Bush ha tutte le intenzioni di usare l'Iraq per la sua propaganda elettorale.

Mr. Nader: da tanti anni lei si oppone al dominio delle Multinazionali sulla vita politica del suo paese: ha mai preso posizione contro l'industria militare, che, per quanto mi risulta, è molto potente negli Stati Uniti?
Ho sempre contrastato ogni tipo di industria bellica, nel modo più assoluto. Sempre.

Veniamo ai problemi interni: 45 milioni di cittadini americani non ricevono alcuna forma di assistenza medica: se lei andasse alla Casa Bianca, s'impegnerebbe per una riforma della Sanità?
La sanità è sempre stata una delle mie priorità e me ne sono occupato per anni nel senso più concreto.

Molti la considerano un intellettuale e spesso gli intellettuali fanno parte di un mondo lontano dalle masse e dai bisogni più immediati dei cittadini comuni: è così che osserva se stesso, come un intellettuale incapace di comprendere le masse?
Assolutamente no: io sto con gli operai, con la gente che lavora in nero e che spesso è costretta ad andare a dormire con lo stomaco vuoto e sto con chi ha perso il lavoro e non riesce a trovarne un altro.

Un ultima domanda Mr. Nader: l'Europa ha già da tempo abolito la pena di morte ovunque e le leggi europee vietano l'annessione di paesi che mantengono la pena capitale: se sarà presidente, metterà fine alle esecuzioni in America?
Io credo che la prima ingiustizia sia intanto che la pena di morte tocchi soprattutto alle minoranze e ai poveri. Inoltre, un alto numero di innocenti ha pagato con la vita per reati mai commessi. In termini molto concreti e per prevenire le obiezioni dei cittadini ancora favorevoli alla pena di morte, aggiungo di non considerarla un deterrente, ma solo un modo sbrigativo di trattare il problema della criminalità, oltretutto assai più costoso del carcere. Dal punto di vista morale, non si può "corrompere" la giustizia di un paese mettendo a morte degli esseri umani e sono certamente a favore di una moratoria.

Grazie Mr. Ralph Nader per l'intervista che ci ha concesso.

Fonte: Intervista a Ralph Nader, di Bianca Cerri
www.reporterassociati.org