La voglia di dire “ce l’abbiamo fatta” sarebbe tantissima, perché in un certo modo sì, ce l’abbiamo fatta davvero. Anche contro le campagne di fango e di odio che in questi mesi mi (e ci) sono state costruire addosso: ce l’abbiamo fatta!

Abbiamo raggiunto 222 nuove quote di donazioni regolari. Più dell’obiettivo che ci eravamo dati per riuscire a partire, e sono certo che altre persone ancora si uniranno.

Gli ultimi tre giorni sono stati magici, sono stati Natale senza essere ancora Natale, e sono arrivate tantissime nuove quote regolari per il progetto Food e Ristoro di Sheep Italia.

Ce l’abbiamo fatta, eppure è ancora tutto da costruire, ma siamo partiti. Sono mesi che vediamo luoghi, leggiamo annunci, parliamo con chi ha più esperienza di noi. Ma da oggi, finalmente, possiamo contare su una base di appoggio sicura, i nostri appuntamenti non saranno più soltanto “grazie, ci risentiamo dopo le feste”. Da oggi saremo in grado di prendere le prime decisioni operative.

Perciò se non è vero al cento per cento che ce l’abbiamo già fatta, però è assolutamente vero che ce la stiamo facendo. E questo è vero al duecento per cento.

Il percorso è quello giusto, e a terra c’è ormai ben più di un mattone. Ci siete voi, ci sono le fondamenta, ci sono persone che conoscono il progetto e lo stanno sostenendo, e altre che arriveranno.

Oggi abbiamo le basi per partire. La vostra scelta ha cambiato il futuro.

E allora prendiamoci un momento per alzare i bicchieri: il percorso è quello giusto ed è stato capito, se non proprio da tutti, da moltissimi. Dare formazione e lavoro di qualità a persone che provengono da situazioni di violenza, esclusione abitativa, tratta o disagio psichiatrico, è una questione necessaria. Un luogo “safe” non è un privilegio. Inserimenti e lavoro contrattualizzato a persone con disabilità, è giusto. Fanculo al pietismo e viva i diritti!

Perché le leggi ci sarebbero già, ma troppe imprese ancora oggi trovano vie di fuga, e troppe persone vengono così marginalizzate, lasciate ripiegate negli angoli. Per questo nascerà il Food e Ristoro: non per fare carità, ma giustizia. E per essere esempio.

Sia chiaro: il nostro lavoro è da anni inserito in mezzo a quello di tante altre realtà che operano in questa direzione. Non siamo soli, per fortuna, e rifuggiamo da quei contesti che invece praticano un solco fra loro e gli altri.

Food e Ristoro (ma dovremo trovargli un nome migliore!) sarà uno spazio bello e accessibile, senza barriere visibili o invisibili, dove nessuno dovrà spiegare perché è lì. Un luogo in cui si potrà mangiare un piatto caldo preparato con cura, bere un caffè seduti senza fretta, fermarsi a leggere, o semplicemente parlare con qualcuno dopo una giornata difficile. Sarà uno spazio di tutte e tutti: di chi cerca un’opportunità, di chi lavora, di chi arriva stanco, o curioso. Uno spazio anche di coloro che mi (e ci) hanno insultato e diffamato: saranno i benvenuti fra i benvenuti, perché da noi non si entrerà per appartenenza o per giudizio. Trasformare odio in ripensamento, quanto sarebbe bello. E se anche una sola di quelle persone uscirà da quel luogo con uno sguardo diverso sul lavoro, sulla dignità, o proprio su chi aveva contribuito a marginalizzare con il proprio comportamento, allora potremo davvero dire “ce l’abbiamo fatta”.

Buone feste, e per chi crede anche Buon Natale.

Saverio